“MA CHI LO DICE CHE RIINA STA COSÌ MALE?” – RITA DALLA CHIESA HA CHIESTO LE SUE CARTELLE CLINICHE. ECCO COSA LE HANNO RISPOSTO

Lettera di Rita Dalla Chiesa a Libero Quotidiano

riina

Gentile Fausto, sono d’ accordo con lei. Lo Stato (nel quale io profondamente credo) non può e non deve, in alcun modo, competere in crudeltà e ferocia con la mafia. Ma l’ ergastolo è ergastolo. Non possono esserci spiragli per qualcuno che si chiama Totò Riina, e non, allora, per il signor Mario Rossi, anche lui vecchio e malato e condannato a stare in carcere tutta la vita.

A parte il fatto che Riina è in un ospedale di eccellenza dove riceve tutte le cure del caso. A parte il fatto che lui vive a pochi metri da dove, invece, sono sepolti mio padre e Emanuela, ho sempre sostenuto che tutti dovrebbero avere il sacrosanto diritto di morire in modo “dignitoso”. Dico solo che mio padre, Emanuela, e i troppi che sono stati lasciati per terra o, a brandelli, in cima a un palazzo, hanno ricevuto un altro “addio” al mondo

Irriconoscibili, senza una nostra carezza, sotto lo sguardo di tutti, fotografi e telecamere comprese, e senza la protezione della pietas umana della gente. Ferma ai lati delle strade a commentare. Mi creda, non è facile dimenticare alcune immagini. Ti si stampano negli occhi per una vita intera.

Quando guardo negli occhi una figlia, una moglie o un parente che ha subito la nostra stessa violenza, in quegli occhi vedo altri volti, altre vite, ma l’ identico dolore.

Ho chiesto di poter sapere chi ha stilato i referti medici. Nessuno che si sia assunto la responsabilità, mettendoci la faccia, di dire quali siano le sue reali condizioni di salute. La legge va applicata per tutti nello stesso modo. Non sono una giustizialista, mai stata. Anzi. Ma questa volta c’ è qualcosa che mi sfugge… e non solo a me.

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